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Sperimentato un vaccino per l'acne

L'acne è un problema che colpisce quasi 9 adolescenti su 10, oltre a molti adulti, causando disagi come una bassa autostima tra i giovani e meno giovani. Non è sicuramente una malattia grave o rischiosa, ma gli effetti psicologici possono essere invalidanti, tanto da portare in alcuni casi alla depressione secondo uno studio pubblicato sul British Journal of Dermatology. I rimedi si susseguono da decine di anni, sotto forma di creme, detergenti, pulizie del viso e comportamenti alimentari, ma oggi la scienza sembra aver fatto un nuovo passo avanti per la realizzazione di un vero e proprio vaccino contro questa comune malattia della pelle. Lo hanno annunciato i ricercatori dell'Università della California a San Diego (Stati Uniti d'America), del National Central University di Jhongli (Taiwan) e della Brandenburg Medical School Theodore Fontane di Dessau (Germania) che hanno identificato nelle lesioni acneiche una tossina chiamata CAMP Factor, generata dai batteri che causerebbero l'infiammazione. Per adesso, gli unici ad avere debellato l'acne sulla loro pelle sono i topi, in futuro però il vaccino dovrebbe essere testato anche sull'uomo.

immagine Un sito contro le bufale in medicina

Un sito contro le bufale in medicina

E' on line, dopo un anno di lavoro, il sito https://dottoremaeveroche.it/, il portale creato dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) per limitare il diffondersi delle bufale (o fake news) sanitarie sul web.

"Otto pazienti su 10, secondo le statistiche, consultano internet per cercare informazioni sulla salute - spiega Alessandro Conte, coordinatore del gruppo di lavoro della Fnomceo per il nuovo progetto web -. E d'altro canto, la stessa percentuale di pazienti si rivolge poi al proprio medico per chiarimenti sulle notizie intercettate in internet. Il titolo del nuovo portale rispecchia la tipica domanda che i pazienti rivolgono al dottore di famiglia in questi casi. L'obiettivo è quello di una maggiore "alfabetizzazione" sanitaria, visto che un italiano su 2 non è in grado di consultare il web in modo efficace, non distinguendo le fonti attendibili da quelle che non lo sono".